–
Non
capisco come si possa mancare di fiducia nell’Onnipotente. Con Lui
tutto è possibile, senza di Lui nulla. Egli mi dice molto spesso:
Non mi piace che ti abbandoni a inutili paure. Chi potrà nuocerti,
dal momento che tu sei con me? Io amo l’anima che crede nella mia
bontà senza incertezze. Posso fidarmi di lei e le concedo tutto ciò
che chiede.
–
Gesù
mi disse: In ogni anima compio l’opera della mia misericordia. Chi
confida in essa non perirà, perché tutti i suoi interessi sono
miei. Ad un tratto, Gesù prese a lamentarsi con me per la sfiducia
da lui incontrata nelle anime più care: ciò che mi ferisce è la
loro diffidenza nei miei confronti, dopo che hanno sbagliato. Se esse
non avessero sperimentato già la bontà illimitata del mio cuore,
ciò mi addolorerebbe meno.
Santa
Faustina: – Quanto
sono pochi quelli che ti conoscono realmente! Hanno paura a confidare
in te! Anch’io desidero, con estremo ardore, che la festa della tua
misericordia sia da tutti conosciuta, perché essa corona tutte le
tue opere e di ciascuna ti prendi cura con l’amore di una madre.
–
Vi
sono momenti nella vita, in cui direi che l’anima non è più in
grado d’affrontare il linguaggio degli uomini. Tutto l’affatica,
nulla le dà pace; ha solo bisogno di pregare. Sta unicamente in
questo il suo sollievo. Se si rivolgerà alle creature, non ne
ricaverà che un’inquietudine maggiore.
–
Per
perseverare nella preghiera l’anima deve armarsi di pazienza e
coraggiosamente superare difficoltà interiori ed esteriori.
Difficoltà interiori sono la stanchezza, lo scoraggiamento,
l’aridità, le tentazioni; quelle esteriori provengono, invece, da
ragioni di rapporti umani.
–
Con
la preghiera si può affrontare qualsiasi genere di lotta. L’anima
dovrà pregare in qualunque stato essa si trovi.
–
Deve
pregare l’anima pura e bella perché, in caso contrario, perderà
la sua bellezza.
–
Deve
pregare l’anima che aspira alla santità, perché altrimenti non le
sarà data.
–
Deve
pregare l’anima appena convertita, se non vuole fatalmente
ricadere.
–
Deve
pregare l’anima immersa nei peccati per ottenere di venirne fuori.-
Non c’è anima esonerata dal pregare, perché è attraverso la
preghiera che discendono le grazie.
–
Quando
preghiamo, dobbiamo adoperare l’intelligenza, la volontà e il
sentimento.
–
Gesù
mi fece capire che l’anima deve mantenersi fedele alla preghiera
malgrado i patimenti, le aridità e le tentazioni, perché da una
simile preghiera dipende quasi sempre l’attuazione dei più grandi
progetti di Dio.
–
Gesù
mia guida, insegnami ad aprire fino in fondo la mia misericordia ed
il mio amore a chiunque abbia bisogno della mia preghiera, affinché
questa, al modo stesso delle opere, porti impresso il sigillo della
tua misericordia.
–
Una
volta in cui chiesi a Gesù come potesse tollerare, senza punirli, lo
sterminato numero di peccati e i crimini che vengono commessi sulla
terra, mi rispose: per punirli ho l’eternità; adesso prolungo il
tempo della mia misericordia.
– Desidero colmare di grazie tutte le anime; sono esse, semmai, che non le vogliono ricevere. Trovano tempo per tutto, solamente non ne trovano per me. Infelici quelle che non vorranno riconoscere che questo è il tempo in cui vengo loro incontro.
Il
Papa nella omelia di fine anno: Dio
ama sperare con il cuore dei piccoli
Sorelle,
fratelli, in questo nostro tempo sentiamo il bisogno di un disegno
sapiente, benevolo, misericordioso. Che sia un progetto libero e
liberante, pacifico, fedele, come quello che la Vergine Maria
proclamò nel suo cantico di lode: «Di generazione in generazione la
sua misericordia / si stende su quelli che lo temono».
Il
Successore di Pietro, Papa Leone, sottolinea la logica inversa che
muove l’Altissimo rispetto alle bramosie degli uomini, ben
sintetizzata nel Magnificat di
Maria, “la più piccola e la più alta tra le creature”.
Altri
disegni, però, oggi come ieri, avvolgono il mondo. Sono piuttosto
strategie, che mirano a conquistare mercati, territori, zone di
influenza. Strategie armate, ammantate di discorsi ipocriti, di
proclami ideologici, di falsi motivi religiosi.
Il
Papa torna all’elogio della piccolezza, quella della giovane di
Nazareth che ha accolto la proposta di Dio giunta al cuore e nella
carne, quella del pescatore Simone, diventato l’edificatore della
Chiesa di Cristo.
Dio
ama sperare con il cuore dei piccoli, e lo fa coinvolgendoli nel suo
disegno di salvezza. Quanto più bello è il disegno, tanto più
grande è la speranza. E in effetti il mondo va avanti così, spinto
dalla speranza di tante persone semplici, sconosciute ma non a Dio,
che malgrado tutto credono in un domani migliore, perché sanno che
il futuro è nelle mani di Colui che gli offre la speranza più
grande.
Ci incontriamo sabato 20 dicembre 2025 alle ore 16.15 presso la saletta della portineria dei frati Cappuccini. L’incontro sarà anche l’occasione per scambiarci gli Auguri di Natale e vivere insieme un momento di convivialità.
Cari fratelli e sorelle, ci ritroveremo il 17 novembre giorno di Santa Elisabetta, per festeggiare la nostra Patrona alla Messa delle ore 18 in chiesa dei Cappuccini e per accogliere nella nostra fraternità Camilla e Bruno che desiderano fare la professione nel nostro Ordine ed è una grande gioia. Accompagniamoli in questo periodo di attesa con le nostre preghiere. Il 17 è una giornata importante per tutti noi perché rinnoveremo anche la nostra Professione. Il nostro incontro di fraternità si terrà invece sabato 22 novembre alle 16,15 e sarà un altro giorno di festa perché Antonietta desidera invece chiedere l’Ammissione. Faremo poi un’unica festa sabato 22, dopo l’incontro, con un momento conviviale.
Altissimu, onnipotente, bon
Signore, tue so’ le laude, la gloria
e l’honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimu, se konfane
e nullu homo ène dignu Te
mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum
tutte le Tue creature, spetialmente
messor lo frate sole, lo qual è
iorno, et allumini noi per lui. Et ellu
è bellu e radiante cum grande
splendore: de Te, Altissimo, porta
significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora
luna e le stelle: in celu l’ài formate
clarite e pretiose e belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate
vento e per aere e nubilo e sereno
et onne tempo, per lo quale a le
Tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per
sor’aqua, la quale è multo utile et
humile e pretiosa e casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate
focu, per lo quale ennallumini la
notte, et ello è bello e iocundo e
robustoso e forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora
nostra matre terra, la quale ne
sustenta e governa, e produce
diversi fructi con coloriti flori et
herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli
ke perdonano per lo Tuo amore, e
sostengo infirmitate e tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in
pace, ka da Te, Altissimo, sirano
incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per
sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente
pò skappare: guai a quelli ke
morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue
santissime voluntati, ka la morte
secunda no ‘l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore
e ringratiate e serviateli cum
grande humilitate.
Il Transito di San Francesco dalla Leggenda maggiore, cfr. FF 1239-1245
Durante il biennio che seguì alla impressione delle stimmate, nell’anno ventesimo della sua conversione, Francesco chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola, per rendere a Dio lo spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo spirito della grazia. Quando vi fu condotto si prostrò tutto nudo sulla nuda terra in quell’ora estrema nella quale il nemico poteva ancora scatenare la sua ira. Così disteso sulla terra sollevò la faccia al cielo mentre con la mano sinistra copriva la ferita del fianco destro, che non si vedesse. E disse ai frati: «Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni». Piangevano, i compagni del Santo, e uno di loro, che l’uomo di Dio chiamava suo guardiano, si levò su in fretta, prese la tonaca, la corda e le mutande e le porse al poverello di Cristo, dicendo: «Io te le do in prestito, come a un povero, e tu prendile con il mandato della santa obbedienza». Ne gode il Santo e giubila per la letizia del cuore perché vede che ha serbato fede a madonna Povertà fino alla fine; e, levando le mani al cielo, magnifica il suo Cristo, perché, alleggerito di tutto, libero se ne va a Lui. Volle uscire nudo dal mondo e ai frati che gli stavano intorno ingiunse per obbedienza e carità che, dopo morto, lo lasciassero nudo là sulla terra per il tratto di tempo necessario a percorrere comodamente un miglio. Finalmente, avvicinandosi il momento del suo transito, fece chiamare intorno a sé tutti i frati del luogo e, consolandoli della sua morte con espressioni carezzevoli li esortò con paterno affetto all’amore di Dio. Si diffuse a parlare sulla necessita di conservare la pazienza, la povertà, la fedeltà alla santa Chiesa romana, ma ponendo sopra tutte le altre norme il santo Vangelo. Mentre tutti i frati stavano intorno a lui, stese sopra di loro le mani, intrecciando le braccia in forma di croce (giacché aveva sempre amato questo segno) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso. Inoltre aggiunse ancora: «State saldi, o figli tutti, nel timore del Signore e perseverate sempre in esso! E, poiché sta per venire la tentazione e la tribolazione, beati coloro che persevereranno nel cammino iniziato! Quanto a me, mi affretto verso Dio e vi affido tutti alla Sua grazia!». Terminata questa dolce ammonizione, l’uomo a Dio carissimo comandò che gli portassero il libro dei Vangeli e che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia: «Prima della festa di Pasqua…»(Gv 13,1). Egli, poi, proruppe nell’esclamazione del salmo: «Con la mia voce al Signore io grido, con la mia voce il Signore io supplico» e lo recitò fin al versetto finale: «Mi attendono i giusti, per il momento in cui mi darai la ricompensa»(Cfr Sal 141,1-8). Quando, infine, si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell’anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell’abisso della chiarità divina e l’uomo beato s’addormentò nel Signore. Uno dei suoi frati e discepoli vide quell’anima beata, in forma di stella fulgentissima, sollevarsi su una candida nuvoletta al di sopra di molte acque e penetrare diritta in cielo: nitidissima, per il candore della santità eccelsa e ricolma di celeste sapienza e di grazia, per le quali il Santo meritò di entrare nel luogo della luce e della pace, dove con Cristo riposa senza fine. Il vescovo d’Assisi si trovava in pellegrinaggio al santuario di San Michele sul Monte Gargano. Il beato Francesco gli apparve la notte stessa del suo transito e gli disse: «Ecco, io lascio il mondo e vado in cielo». Al mattino, il vescovo, alzatosi, narrò ai compagni quanto aveva visto e, ritornato ad Assisi poté costatare con sicurezza che il beato padre era migrato da questo mondo nel momento stesso in cui egli lo aveva saputo per visione. Le allodole, che sono amiche della luce e han paura del buio della sera, al momento del transito del Santo, pur essendo già imminente la notte, vennero a grandi stormi sopra il tetto della casa e roteando a lungo con non so qual insolito giubilo, rendevano testimonianza gioiosa e palese alla gloria del Santo, che tante volte le aveva invitate a lodare Dio.